Nel nostro settore, trattenere i collaboratori è diventata una sfida quotidiana. Non basta più offrire un contratto o uno stipendio competitivo. Bisogna offrire un senso, un ambiente, una visione.
E proprio da qui è partito il confronto che ho avuto il piacere di condividere con Oscar Galeazzi durante il webinar “Trattenere o strattonare i collaboratori?”.
Ogni volta che inizio un nuovo ciclo formativo o accompagno una struttura alberghiera nel suo percorso di crescita, mi scontro con la stessa domanda:
→ come facciamo a trattenere le persone migliori?
E ogni volta, la risposta non è né semplice né comoda. Ma è necessaria.
Ne abbiamo parlato a fondo nel webinar “Trattenere o strattonare i collaboratori?”, insieme a Oscar Galeazzi, che con la sua esperienza in LavoroTurismo.it ha portato dati, realtà, soluzioni.
Io, invece, ho portato il vissuto di chi ha passato 40 anni sul campo.
Perché così tanti professionisti lasciano l’ospitalità?
Una domanda che mi pongo spesso e a cui rispondo sempre più chiaramente: il nostro mondo ha perso attrattiva, non perché sia cambiato in peggio, ma perché non abbiamo saputo raccontarlo bene. È un settore duro, certo – turni, weekend, festività – ma è anche uno dei pochi in cui si cresce davvero, umanamente e professionalmente.
Oggi però i giovani lo vedono come una prigione più che come un trampolino. E questo dipende da noi. Siamo stati troppo seri, troppo rigidi, troppo ciechi. Abbiamo gestito gli hotel come caserme, non come case. È ora di cambiare.
Fidelizzare con empatia (non solo incentivi)
Uno degli errori più comuni? Pensare che bastino lo stipendio o le mance a motivare un collaboratore.
Con Oscar abbiamo parlato di strategie, ma soprattutto di cultura. Per attrarre e trattenere i talenti non servono pacchetti di benefit – servono progetti di vita, visioni condivise, luoghi in cui le persone si sentano viste.
E attenzione: non si tratta di essere buoni, ma di essere efficaci. Le aziende che investono sul clima interno e sulle relazioni funzionano meglio, fanno più fatturato e hanno clienti più soddisfatti. Non è opinione, è esperienza.
Oscar l’ha detto chiaramente: le persone vogliono sentirsi viste, ascoltate, coinvolte. Non cercano solo un contratto, cercano un contesto che li valorizzi.
E oggi, sempre più spesso, sono i candidati a scegliere le aziende, non il contrario. La certificazione Leading Hospitality Employer nasce proprio per questo: aiutare le imprese a capire dove sono, dove vogliono andare, e come diventare luoghi in cui le persone vogliono lavorare. Un indicatore non solo di reputazione interna, ma anche di attrattività sul mercato.
Dal comando alla leadership che ascolta
Io credo che una leadership moderna non debba strattonare, ma ispirare. Non siamo caporali: siamo facilitatori di crescita. E se un collaboratore se ne va per spiccare il volo? Ne sono felice. Perché vuol dire che abbiamo fatto bene il nostro lavoro.
Mi piace dire che la leadership non è far restare le persone ferme, ma renderle libere di restare.
Il tempo del “comando e controllo” è finito. Chi oggi guida un team, deve saper ispirare, non rincorrere.
Per me, tutto parte da una domanda semplice e potente: “Come stai?”
Sì, la leadership parte dall’ascolto. Dall’intelligenza emotiva.
Non si cresce con la paura, si cresce con la fiducia.
Una frase emersa durante il webinar mi è rimasta dentro:
“Non esistono aziende che crescono senza far crescere le persone.”
La leadership vera non è carisma. È metodo. È coerenza. È visione condivisa.
Per questo invito tutti – manager, titolari, capi reparto – ad abbandonare la leadership “fulminata” e iniziare a costruirne una illuminata.
La cultura del riconoscimento
Ci sono strumenti concreti che aiutano. Il cross training, ad esempio, che pratico da anni: mettere in contatto ruoli diversi, far emergere il talento dove meno te lo aspetti.
Oppure la costruzione di job description chiare, che non servono solo ai collaboratori, ma anche a noi per riconoscere e valorizzare le competenze.
E ancora: creare momenti di condivisione tra i reparti, per abbattere i silos e creare cultura aziendale.
Una delle frasi più belle emerse dal pubblico del webinar è stata questa:
“I collaboratori andrebbero trattati con la stessa attenzione che si riserva agli investimenti. Ma ricordandosi che sono persone.”
Ecco, questo è il cuore di tutto.
Gli strumenti? Cominciamo da qui:
- Comunicare di più, criticare di meno.
- Dare feedback veri, non solo valutazioni.
- Creare momenti di formazione condivisa, come il cross training, che permette ai talenti di emergere e agli ego di collaborare.
- Codificare ruoli, aspettative, obiettivi. Anche nei piccoli hotel.
- Premiare il merito, sì, ma prima ancora riconoscere il valore.
In conclusione: non trattenere, ma far volare
So che può sembrare controintuitivo, ma non dobbiamo trattenere le persone. Dobbiamo metterle nelle condizioni di restare.
E quando saranno pronte per volare altrove, salutarle con orgoglio.
Perché se un talento è cresciuto con noi e ora spicca il volo, abbiamo fatto bene il nostro lavoro.
Partecipa ai prossimi incontri
Se vuoi continuare a riflettere insieme a noi su questi temi, ti aspetto ai prossimi webinar della serie Hospitality Leadership & Operations, propedeutici alla Masterclass 2026:
- 29 aprile – La gestione delle risorse umane nel reparto F&B con Massimiliano Montanari
- 19 maggio – Team, management e leadership: come trasformare un gruppo in una squadra vincente con Josè Robles (IHMA)
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