Da poco terminato il convegno sull’Intelligenza Artificiale organizzato dal Professor Scimone presso l’Istituto Tecnico per il Turismo Marco Polo, sono tornato a casa, come spesso mi accade dopo incontri di questo tipo, con molti dubbi ma anche certezze.
Forse è proprio questo l’effetto che dovrebbero avere certi momenti di confronto: non tanto quello di fornirci risposte definitive, quanto piuttosto quello di stimolarci a porci nuove domande.
Nel corso della mia vita professionale ho avuto la fortuna di lavorare in tante realtà diverse del mondo dell’hospitality, osservando modelli organizzativi, stili di leadership, approcci alla gestione delle persone e modi differenti di interpretare il nostro lavoro. Ho avuto l’opportunità di conoscere professionisti che mi hanno ispirato, persone che con il loro esempio sono diventate dei riferimenti e che, in qualche modo, hanno contribuito a costruire ciò che oggi sono diventato.
Le aule, i corsi, le esperienze vissute sul campo, gli errori commessi e le soddisfazioni raggiunte hanno certamente segnato il mio percorso professionale. Ma se c’è una cosa che più di ogni altra ho imparato in tutti questi anni è che nel nostro settore la vera differenza l’hanno sempre fatta le persone.
Ho sempre visto nelle relazioni umane, nel sorriso, nel rispetto reciproco, nella fiducia e nell’empatia elementi capaci di generare valore autentico. Valori che spesso hanno reso straordinarie strutture che magari non avevano grandi mezzi o risorse particolari, ma che riuscivano a lasciare un segno profondo nelle persone che le vivevano.
Quante volte abbiamo visto luoghi diventare famosi semplicemente perché chi vi lavorava riusciva a trasmettere passione, attenzione e autenticità?
Dietro a quelle realtà c’era sempre una direzione chiara, una cultura aziendale forte e, soprattutto, una leadership capace di valorizzare le persone e far emergere il meglio da ciascuno.
Appartengo a quella che oggi viene spesso definita la “vecchia scuola”. Un’espressione che molte volte viene utilizzata quasi per identificare un’età anagrafica, ma che per me rappresenta soprattutto un modo di apprendere e vivere il lavoro.
Siamo cresciuti con il fax, con il telex, con i centralini a spinotti, con le main courante compilate manualmente e con strumenti che oggi sembrano appartenere ad un’altra epoca. Abbiamo imparato osservando, ascoltando e cercando di assorbire il più possibile da chi aveva più esperienza di noi. Abbiamo avuto modelli, maestri e punti di riferimento che ci hanno aiutato a costruire una visione del nostro futuro professionale.
Oggi, invece, mi capita spesso di percepire una sensazione diversa.
Viviamo in un mondo estremamente veloce, dove tutto cambia rapidamente e dove spesso anche i professionisti più esperti fanno fatica a comprendere quale direzione prenderanno determinati fenomeni. Facciamo sempre più fatica a individuare modelli chiari di riferimento e, soprattutto, diventa difficile dare ai giovani indicazioni certe sul percorso da seguire per costruire una carriera solida e duratura.
La verità è che nessuno oggi può sapere con precisione cosa accadrà nei prossimi dieci anni.
Nessuno può dire con assoluta certezza quale sarà il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nelle nostre aziende.
Nessuno può garantire quali professioni nasceranno e quali cambieranno profondamente.
E forse dovremmo avere l’umiltà di ammetterlo.
Proprio per questo credo che le aziende abbiano oggi una responsabilità ancora più grande: quella di tornare a mettere al centro la crescita delle persone, il loro sviluppo professionale e umano, la capacità di costruire competenze che possano realmente fare la differenza nel lungo periodo.
Personalmente non vedo l’Intelligenza Artificiale come una minaccia.
La vedo come uno strumento.
Uno strumento straordinario che, se utilizzato correttamente, può aiutarci a liberare tempo, energie e risorse da dedicare a ciò che conta davvero.
Perché se molte attività operative, burocratiche e ripetitive verranno automatizzate, allora avremo finalmente l’opportunità di dedicarci maggiormente a ciò che nessuna tecnologia potrà sostituire completamente: le relazioni umane.
Pensiamo ad un check-in o ad un check-out gestito in larga parte da sistemi intelligenti, senza documenti da verificare manualmente, senza procedure ripetitive e senza attività amministrative che assorbono attenzione ed energie.
Riusciamo davvero a immaginare quanto tempo e quanta qualità relazionale potrebbero essere restituiti a quei momenti?
Quanto potremmo tornare ad ascoltare le persone, a concentrarci sui loro bisogni, sulle loro aspettative, sulle loro emozioni?
Perché alla fine il nostro lavoro è sempre stato questo; la tecnologia può supportarci, ma non può sostituire l’umanità.
Può renderci più efficienti, ma non può creare empatia.
Può velocizzare un processo, ma non può costruire fiducia.
Può suggerire una risposta, ma non può generare una relazione autentica.
Ed è proprio qui che credo si giocherà la partita dei prossimi anni.
Spesso si parla di vendita, di strategie commerciali, di performance e di risultati economici. Tutti aspetti fondamentali, naturalmente. Ma continuo a pensare che la vendita sia, prima di tutto, l’inizio di una relazione.
Quando una relazione è sincera, quando si fonda sulla fiducia e sulla credibilità, allora anche la vendita diventa più efficace, più naturale e più duratura.
Per questo motivo sono convinto che il futuro richiederà leader diversi da quelli che abbiamo conosciuto fino ad oggi.
Leader capaci di integrare tecnologia e sensibilità umana, di leggere i numeri senza dimenticare le persone.
Leader capaci di guidare il cambiamento senza perdere il contatto con i valori che da sempre caratterizzano il nostro settore.
Già nel 2016 iniziai a parlare di Intelligenza Emotiva e Leadership Emotiva. Ricordo ancora lo stupore di molte persone quando affrontavo questi temi nelle aule formative. Per qualcuno sembravano argomenti lontani dalla realtà quotidiana delle aziende.
Oggi, invece, quelle stesse competenze stanno diventando sempre più centrali e, probabilmente, nei prossimi anni saranno determinanti.
Perché più crescerà il peso della tecnologia, più aumenterà il valore delle competenze umane.
Più aumenterà l’automazione, più diventeranno importanti l’ascolto, l’empatia, la comunicazione, la capacità di ispirare e di costruire relazioni autentiche.
Forse la vera sfida non sarà imparare a convivere con l’Intelligenza Artificiale, sarà imparare ad essere ancora più umani.
E forse è proprio questo che, in fondo, ci spaventa davvero.
Saremo in grado di utilizzare il tempo che la tecnologia ci restituirà per crescere come persone e come professionisti?
Saremo capaci di sviluppare una nuova leadership all’altezza di questo cambiamento?
Saremo pronti a costruire organizzazioni in cui l’efficienza tecnologica e il valore umano possano convivere e rafforzarsi reciprocamente?
Io credo di sì.
Ma credo anche che non ci sia più tempo da perdere.
Forse è anche per questo che negli ultimi anni ho dedicato sempre più tempo ad approfondire temi come la leadership, l’intelligenza emotiva, la crescita delle persone e la capacità delle organizzazioni di creare valore attraverso le relazioni.
Sono argomenti che ho iniziato ad affrontare nelle mie aule già molti anni fa, quando parlare di emozioni, empatia e consapevolezza manageriale sembrava quasi fuori contesto rispetto alle esigenze operative delle aziende. Oggi, invece, mi accorgo che quelle competenze stanno diventando sempre più centrali e, probabilmente, saranno tra le più importanti per affrontare il futuro.
Se c’è una certezza che porto a casa dopo questo ennesimo confronto sull’Intelligenza Artificiale è che dovremo certamente imparare a convivere con tecnologie sempre più evolute, ma allo stesso tempo dovremo impegnarci ancora di più per sviluppare ciò che ci rende autenticamente umani.
Perché la vera sfida non sarà costruire macchine più intelligenti ma costruire persone migliori, professionisti migliori e leader migliori.
Ed è una sfida che, oggi più che mai, riguarda tutti noi.
Per questo motivo ho deciso di concentrare la mia Masterclass in un percorso di Leadership, emozioni e numeri: con l’edizione del 2027 rafforzeremo ancora di più per rendere il percorso altamente formativo e immediatamente praticabile per raggiungere un successo autentico.
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Il vostro Coach Roberto
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